Riorganizzare la medicina territoriale per disincentivare gli accessi inappropriati e dare risposte concrete al sovraffollamento dei Pronto Soccorso, sempre più soffocati da quasi 23milioni di accessi l’anno, dei quali però solo il 15% si tramutano poi in un ricovero. È questo l’obiettivo del Governo, indicato dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, che questa mattina ha rilanciato il progetto ‘medicina 24 orè, «un’iniziativa che non nasce oggi – ha spiegato il ministro – ma che è rimasta sempre un elemento del libro dei desideri. La speranza è di arrivare in tempi molto brevi a chiudere finalmente questo capitolo per avere una medicina di base che sia davvero di base per tutti i cittadini». La data da segnare in rosso è il prossimo 30 aprile, termine ultimo per portare a casa il nuovo Patto per la Salute, al cui interno un tavolo tecnico è dedicato proprio alla riorganizzazione delle cure primarie. Il progetto, in sintesi, prevede un percorso ampliato per la medicina di base che dovrebbe funzionare 7 giorni su 7, con ambulatori e studi medici aperti dalle 8 alle 20. Ma anche «regole operative» nei Pronto Soccorso per poter smaltire gli iper afflussi. E il «moderato ottimismo» del ministro trova un primo positivo riscontro nei medici di famiglia. «Da parte nostra nessun pregiudizio, siamo pronti ad aprire gli studi anche nel weekend», spiega Giacomo Milillo, presidente della Federazione dei Medici di medicina Generale (Fimmg), che avanza anche una tempistica: «in alcune realt… già succede – precisa – ma per la diffusione a regime il percorso è lungo, ritengo che ci potrebbe volere circa 1 anno». Il modello di riferimento non sarebbe quello delle farmacie, aperte a turno a rotazione nel weekend, ma una serie di punti di riferimento stabili, per dare più certezze anche al cittadino.
E sull’ipotesi di riforma arriva l’ok da parte dei medici della Cgil: «Il ministro Balduzzi ha centrato il problema puntando alla strutturazione dell’assistenza nel territorio 24 ore su 24. Solo così si potranno rendere compatibili i diritti dei cittadini con la sostenibilit… del sistema». Una bacchettata ai medici di famiglia arriva invece da Stefania Cortesi, da ben 32 anni guardia medica a Roma (II municipio), che prova a spostare il punto di vista: «dalla mia esperienza e da quello che mi raccontano i pazienti – spiega – uno dei problemi reali, quando si parla di cure primarie, è legato alla mancanza di visite mediche a domicilio da parte dei medici di famiglia e alla loro difficile reperibilità diurna». Nel frattempo, sul fronte medico, torna d’attualità la questione dell’intramoenia, grazie ad un blitz del Pdl, in commissione Affari sociali della Camera, che questa mattina ha presentato due emendamenti al testo sul Governo che riscrivono le regole per l’intramoenia. La regolamentazione della libera professione dei medici, ha risposto a stretto giro Balduzzi, «è un tema che ha bisogno dei suoi tempi» e «non so se sono quelli di un emendamento al governo clinico che Š stato cos lungamente approfondito». «Sono fiducioso: ci sono le condizioni per lavorare bene».