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News 28 marzo 2012

Non autosufficienza, manca anche una definizione. Servono servizi standard
A Roma un seminario di studio: docenti ed esperti a confronto sul tema. Spandonaro (Università Tor Vergata): "Non c'è un problema di risorse, ma di una loro riallocazione". In Italia manca la considerazione sulla non autosufficienza in quanto tale e non come sanità, indennità di accompagnamento o invalidità. Landi (Univesità Cattolica): "Serve standardizzazione"
Definire il concetto di non autosufficienza, rendere efficace e efficiente la spesa pubblica dedicata alla presa in carico, implementare i servizi territoriali e la medicina di comunità, intensificare il dialogo tra Istituzioni e cittadini, investire in modalità miste riducendo gli sprechi e evitando le sovrapposizioni di intervento: sono queste le soluzioni offerte nell'ambito del seminario di studio promosso e organizzato dal Partito Democratico oggi a Roma sul tema "Non autosufficienza: solidarietà tra generazioni per un welfare moderno di comunità". Diverse e complesse le relazioni tecniche che hanno accompagnato gli interventi politici.

"Dopo la perdita del lavoro, - ha spiegato Augusto Battaglia, moderatore della giornata (Forum Welfare Pd) - la non autosufficienza è causa di impoverimento per numerose famiglie italiane. Non abbiamo strumenti sufficientemente validi per affrontare questa sfida che, come vedremo, include anche invecchiamento della popolazione, trasformazione del nucleo familiare, enormi progressi in campo medico-scientifico, necessità di rimodulare il sistema di welfare nel suo complesso. Quali soluzioni e quali prospettive ce lo faranno intendere la quattro relazioni tecniche a seguire, ma anche il confronto con le parti sociali e l'associazionismo nazionale".

"E' impensabile - ha infatti spiegato nella prima relazione Federico Spandonaro (Economia sanitaria, Università Tor Vergata di Roma) - un welfare scollegato dagli aspetti economici e sanitari di un paese. Il problema non è di risorse, ma di riallocazione di esse, facendo ordine nel sistema e evitando gli sprechi. Il welfare, in ambito di funzioni, in Italia è previdenza, trasferimento del rischio (infortunio, malattia, disoccupazione), riduzione dello svantaggio (inclusione), povertà, prevenzione e assistenza. Spendiamo 135 miliardi di sanità, 5 di indennità per malattia, 15 miliardi tra accompagno, invalidità civile e trasferimenti Comuni, 1 e mezzo per il badantato. Sono 157 i miliardi in gioco, per un totale di circa il 10,3% del Pil. Manca la non autosufficienza in quanto tale e non come accompagno o invalidità. E' un missing della normativa italiana. Non esiste neanche una definizione scientifica. La tesi è che ci sono tante modalità di non autosufficienza e che questo fenomeno necessita di risposte nuove e diversificate. La definizione dei Liveas, l'identificazione dei bisogni al netto delle previdenze, il modello misto di assistenza è la direzione che dobbiamo prendere, integrando i settori del welfare e definendo cos'è la non autosufficienza".

"Si allunga l'aspettativa di vita, ma - ha poi aggiunto Francesco Landi (Università Cattolica, Policlinico Gemelli di Roma) - anche l'aspettativa di vita in buona salute e la cronicità. Bisogna attivarci per questi anni in più di buona salute: il 25% dipende dai nostri geni, il 75% dall'ambiente che ci circonda. Territorio come politica sociale e sociosanitaria, e ospedale come intervento sanitario devono evitare il ping pong. Lo sportello unico di accesso che metta in campo valutazioni multidisciplinari e unifichi i fondi è la strada per consentire una miglior qualità della vita e anche risparmi. La standardizzazione della metodologia è lo strumento da usare".

"Definire cos'è la non autosufficienza e standardizzare i servizi - ha poi continuato Giorgio Banchieri - è quello che ancora manca nel nostro paese. Il nuovo patto per la salute 2013-2015 si dice che dobbiamo procedere verso l'integrazione socio-sanitaria e lo sviluppo delle reti di presa in carico. Come fare? Mantenere la normativa, liberare risorse e allocarle tenendo conto di questi percorsi". "In Europa - ha concluso Grazia Labate (Università di York, Gb) - non esiste uno studio comparato che dia una misura di come è gestita la non autosufficienza e le nuove forme di solidarietà tra generazioni. In Italia, il dato ci dice che la non autosufficienza è prevalentemente un fenomeno che riguarda le donne e che l'invecchiamento colpisce di più la donna sola". Cinque, in questo senso, i modelli di assistenza e salute nell'Unione Europea: da quello universalistico che copre tutto a quello obbligatorio, passando per quello obbligatorio solo per l'aspetto sociale, quello definito ‘di copertura' e quello cosiddetto misto". "Un bel seminario di approfondimento - ha infine chiosato la deputata Pd, Luciana Pedoto -. le considerazioni emerse nel corso degli interventi ci devono far riflettere sulla corretta definizione che andremo a dare della non autosufficienza, definizione che nel nostro paese ancora manca, e studiare cosa avviene negli altri paesi dell'Ue. Siamo obbligati a farlo e dobbiamo avere il coraggio di iniziare da quei cittadini che vivono in condizioni di povertà".

Fonte: INAIL
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