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News 17 giugno 2014

LA FRAGILITÀ DEGLI ANZIANI
Strategie, progetti, strumenti per invecchiare bene di Gabriele Cavazza - Cristina Malvi

Articolo tratto dalla presentazione del volume

LA FRAGILITÀ DEGLI ANZIANI
Strategie, progetti, strumenti per invecchiare bene
di Gabriele Cavazza - Cristina Malvi

Quand’è che ti senti fragile? Di solito quando sei solo, malato, giù di morale, senza progetti, nell’impossibilità di poter uscire di casa o di andare a visitare amici anche solo per un the.

Le proiezioni demografiche dicono che il nostro paese sta invecchiando e che sono in aumento le disuguaglianze e i problemi sociali. Nei prossimi vent’anni saremo un paese con un altissimo numero di persone fragili e l’attuale sistema di welfare non è ad oggi in grado di far fronte al veloce cambiamento in atto.

Il tema della fragilità è, infatti, un tema nuovo sia per i servizi sanitari sia per quelli sociali che fino ad ora hanno agito fornendo risposte solo su richiesta esplicita. Inoltre, per quel che riguarda l’ambito sociale e socio sanitario, sinora si è agita una selezione delle prestazioni sulla base della gravità della condizione del richiedente e in pratica si è data risposta solo alle persone non autosufficienti.

Questa modalità non è più efficace e, soprattutto, non risponde più alle esigenze odierne. E’ quindi necessario adottare una strategia che tenga conto di due modalità per far fronte alla fragilità: una riguarda lo sviluppo di una capacità collettiva, cioè politica, di sostenere lo scenario della fragilità che non può essere risolto o messo a regime, ma che permanentemente rappresenta una situazione di disequilibrio in cui e necessario definire delle priorità di comunità condivise, l’altra riguarda la dimensione esistenziale di ognuno di noi, destinati a diventare vecchi e fragili, prima o poi, se si desidera vivere a lungo. Questo ci sfida nella relazione con noi stessi, ma anche con i nostri cari, che siamo chiamati a sostenere. Solo lavorando contestualmente su queste dimensioni del problema e possibile crescere collettivamente e individualmente, facendo anche dell’esperienza della vecchiaia una fase di crescita e di vita piena, sia nella sfera collettiva, sia in quella individuale.

Nel lavoro che abbiamo svolto a Bologna abbiamo cercato di fare proprio questo: siamo partiti dalla mappatura del fenomeno per poi mettere in atto vere e proprie azioni di presa in carico della fragilità. 

Per documentare e misurare il fenomeno è stato costruito un sistema epidemiologico in grado di raccogliere le informazioni relative ai principali determinanti della fragilità e la messa a punto di un modello predittivo sul livello di fragilità di ogni anziano che ci consente di avere a disposizione annualmente una fotografia fedele della realtà in cui viviamo. Tale fotografia ci mostra una rappresentazione a “piramide” della nostra popolazione al cui vertice troviamo le persone non autosufficienti o con un alto livello di fragilità, nello strato intermedio il grande numero dei fragili propriamente detti e, alla base, i cosiddetti membri della “silver age”, anziani in forma in grado di essere un’enorme risorsa per gli altri e per tutta la società.

A partire da questa conoscenza abbiamo messo in atto una serie di azioni, di cui si parla nel libro, volte da un lato a cambiare l'approccio assistenziale dei servizi e dall'altro a promuovere e supportare l'attività del volontariato e la promozione di capitale sociale. Vanno nella prima direzione l'implementazione di percorsi formativi rivolti agli operatori dei servizi sociali per sviluppare il “lavoro di comunità” e le prassi di monitoraggio e presa in carico proattiva dei “super fragili” da parte dei servizi sanitari territoriali. Vanno nella seconda le attività di stimolo, formazione e supporto dell'associazionismo messe in campo, la costruzione di un apposito portale e il sistema di micro finanziamento dei migliori progetti.

Tutte le forze disponibili in una comunità servono a fornire al fenomeno della fragilità una risposta che possa rientrare sotto il significato della parola welfare. Il lavoro qui presentato vuole sottolineare il fatto che occorre andare oltre un atteggiamento di buon senso e improvvisazione delle soluzioni necessarie caso per caso per definire una strategia scientifica di lavoro e di “presa in carico” della popolazione che realmente si trova in questa condizione e non ha mezzi culturali ed economici per affrontarla.

Nonostante il capitale sociale a Bologna e Provincia sia fra i più alti in Italia, è comunque necessario un forte rinnovamento culturale, dell’individuo e delle organizzazioni. Il pieno sfruttamento delle nuove tecnologie, la ridefinizione dei ruoli tra le generazioni e dei centri di interesse e, più in generale, la rivisitazione dei legami affettivi tra le persone sono alla base delle sperimentazioni che stiamo cercando di stimolare per immaginare un nuovo concetto di welfare che proponiamo in questo libro.

Per questo abbiamo cercato la partecipazione di diverse figure sia del mondo professionale, sia del volontariato, arrivando alla scrittura di un libro a più mani ricco di diversi approcci e punti di vista. Anche la bibliografia del libro è stata studiata non solo per approfondire il tema della fragilità intesa in senso scientifico-professionale ma anche in senso letterario e di percezione della vecchiaia che emerge nella cultura italiana ed europea.  

 

Fonte: Maggioli
Numero letture: 743

 

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